BRIEF
Richiami alimentari: sei avvisi del Ministero della Salute tra settembre e ottobre
Formaggio di pecora, uova, un integratore, hamburger, salamella e ancora uova: sei richiami pubblicati dal Ministero della Salute in meno di un mese. Metà per contaminazione batterica. Cosa dicono dei controlli interni di chi li ha emessi.
Redazione Alimentare B2B · 7 ottobre 2026
Sei avvisi di richiamo pubblicati dal Ministero della Salute tra il 10 settembre e i primi giorni di ottobre 2026 riguardano formaggio di pecora, uova di due allevamenti diversi, un integratore alimentare, hamburger di scottona e salumi. Tre dei sei, metà del totale, sono legati a contaminazione batterica: Listeria sospetta in un caso, Salmonella negli altri due.
Perché ti riguarda
- Se produci o confezioni uova, carne pronta, salumi o formaggi freschi, questi sei casi coprono quasi tutte le categorie di rischio che il Ministero traccia: microbiologico, chimico e corpo estraneo.
- Un richiamo pubblicato con nome del lotto resta visibile sul portale istituzionale per anni ed è il primo risultato che un buyer trova cercando il tuo marchio: la cadenza di uno ogni quattro o cinque giorni in questa finestra mostra quanto il controllo pre-uscita pesi più del rimedio dopo.
- Ogni caso qui sotto riporta solo il lotto, la data e la causa dichiarata dal Ministero: non stiamo valutando la responsabilità dello stabilimento, solo la cadenza e la categoria del rischio.
Cosa è successo nelle prime due settimane?
Il 10 settembre il Ministero ha pubblicato il richiamo di un formaggio di pecora per sospetta Listeria monocytogenes, il batterio per cui dal 1° luglio 2026 è in vigore un criterio europeo più severo sulla shelf life dei prodotti pronti. Pochi giorni dopo è arrivato il richiamo di un lotto di uova medie da allevamento a terra a marchio Selex (lotto H10813, scadenza 27 settembre 2026), pubblicato dai supermercati Famila per presenza di Salmonella sul guscio: nelle uova la contaminazione esterna del guscio è il punto di controllo più citato nei protocolli di settore, perché il rischio non è nell’alimento in sé ma nella superficie che lo contiene.
E nell’ultima decina di giorni?
Il 2 ottobre è stato pubblicato il richiamo di un lotto di Salamella Dolce del salumificio Franchi Salumi (lotto 1030/26, scadenza febbraio 2027, stabilimento di Follonica) per la segnalata presenza di un corpo estraneo. Negli stessi giorni il Ministero ha reso pubblico anche il richiamo di un lotto di hamburger di scottona a marchio Gran Selezione Ambrosini (lotto 7726018994, confezioni da 200 grammi, scadenze 30 settembre, 2 e 3 ottobre) per Salmonella, e di tre lotti di uova speciali a pasta gialla dell’azienda Avicola Alberti Tamara (scadenze 7, 8 e 9 ottobre) per rischio chimico. A queste si aggiunge il richiamo dell’integratore alimentare a base di caffè e funghi Coffee 2.0, marchio Tasty Dose (lotto BI0720602, termine minimo di conservazione luglio 2028), pubblicato dopo il ricovero di una persona.
Cosa hanno in comune questi sei casi?
Tre categorie di rischio tornano più delle altre in questa finestra: la contaminazione batterica (Listeria sospetta e due casi di Salmonella), il corpo estraneo e il rischio chimico. È lo stesso quadro che emerge guardando le cause più frequenti dei richiami alimentari su un orizzonte più lungo: non incidenti imprevedibili, ma categorie di errore che i piani di autocontrollo HACCP sono pensati apposta per intercettare prima che il prodotto esca dallo stabilimento, dal controllo visivo sulle linee di confezionamento ai piani di campionamento microbiologico su uova e carne.
Cosa cambia per chi riceve un controllo dopo uno di questi richiami?
Un richiamo pubblicato da un concorrente o da un fornitore della stessa categoria merceologica è spesso il segnale che precede un’intensificazione dei controlli su tutta la filiera: gli organi di vigilanza tendono ad alzare la frequenza delle verifiche a campione sulle aziende che lavorano materie prime simili, in particolare dopo più segnalazioni ravvicinate sulla stessa matrice, come le uova in questo caso. Per chi lavora uova o carne pronta, il periodo immediatamente successivo a una sequenza di richiami come questa è il momento più sensato per ripassare internamente i punti di controllo critico del proprio piano HACCP, non per aspettare che arrivi l’ispezione.
Come legge questi avvisi chi acquista, non solo chi li subisce?
Un buyer della distribuzione o della ristorazione collettiva che valuta un nuovo fornitore consulta di norma lo storico dei richiami prima di firmare un contratto, non dopo. Sei avvisi concentrati su categorie di prodotto affini (uova, carne pronta, salumi) in meno di un mese non significano che il comparto sia meno sicuro della media: il sistema di allerta italiano è tra i più reattivi in Europa proprio perché pubblica anche segnalazioni minori, non solo le crisi gravi. Per un produttore, la lettura corretta non è “nascondere” lo storico del settore, ma poter mostrare, quando un buyer chiede, quali controlli interni specifici intercettano ciascuna delle categorie di rischio comparse in questi sei casi, prima che un lotto lasci lo stabilimento.
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