DATI
Industria alimentare, 25 volte più fatturato a Mantova che a Potenza
Dal database camerale di Edizioni B2B: 18.192 aziende di produzione alimentare (ATECO 10) in 105 province. A Mantova il fatturato mediano è 8,69 milioni di euro, a Potenza, con lo stesso numero di imprese, appena 342mila. Roma resta la provincia con più aziende del comparto.
Redazione Alimentare B2B · 8 settembre 2026
In Italia le aziende di produzione alimentare sono 18.192, concentrate a Roma e Napoli per numero, ma a parità di campione il fatturato mediano più alto, a Mantova, è venticinque volte quello di Potenza.
Chi compra materie prime, semilavorati o prodotti finiti da un produttore alimentare italiano lavora con un tessuto molto più squilibrato di quanto suggerisca il totale nazionale. Chi cerca un fornitore o un partner di trasformazione conto terzi trova nella mappa provincia per provincia un’indicazione più utile del solo elenco delle aziende presenti: dove il comparto è fatto di realtà strutturate e dove, invece, prevalgono imprese piccole con fatturati marginali. Chi valuta l’apertura di uno stabilimento in una nuova area guarda anche a questo, perché la densità di fornitori e concorrenti locali cambia da provincia a provincia più di quanto racconti il dato nazionale sul settore.
In numeri
- 18.192 imprese attive in Italia nel comparto ATECO 10 (industrie alimentari, esclusa la divisione bevande), distribuite su 105 celle provincia con almeno 5 imprese
- Roma è la prima provincia per numero di aziende (1.094), seguita da Napoli (1.003) e Salerno (704)
- Tra le province con un campione superiore a 100 imprese, il fatturato mediano più alto è a Mantova (8,69 milioni di euro, 168 imprese), davanti a Cremona (5,73 milioni) e Piacenza (3,1 milioni)
- A parità di campione, Mantova (168 imprese, 8,69 milioni di euro mediani) fattura venticinque volte più di Potenza (168 imprese, 342mila euro)
Fonte: elaborazione Edizioni B2B su database camerale (licenza Seven Data, Registro Imprese), soglia minima 5 imprese per cella provincia-ATECO.
Perché Mantova rende così tanto più di Roma e Napoli?
Chi guarda solo il conteggio delle imprese rischia di leggere Roma e Napoli come i poli del comparto, e per numero di aziende attive lo sono davvero, con oltre mille società ciascuna. Ma il numero misura la densità di imprese, non il valore di quello che producono. Nella pianura padana tra Mantova, Cremona e Piacenza si concentra una filiera di trasformazione zootecnica e lattiero-casearia con impianti di dimensione medio-grande, spesso legati a contratti di fornitura industriale continuativi. A Roma e Napoli il numero alto di aziende attive comprende una quota molto più ampia di piccole realtà artigianali e di trasformazione locale, che tengono giù la mediana pur mantenendo alto il conteggio complessivo.
Come si spiega il divario tra Mantova e Potenza?
Le due province hanno lo stesso numero esatto di imprese registrate, 168, quindi il confronto non nasconde una differenza di campione. La spiegazione più probabile sta nella composizione produttiva del territorio: nel Mantovano la trasformazione alimentare convive con una zootecnia industriale strutturata, mentre in Basilicata il comparto raccoglie soprattutto piccoli laboratori artigianali e microimprese di panificazione o trasformazione locale, con fatturati coerenti con un mercato di prossimità. Non è un giudizio sulla qualità dei prodotti: è la scala media dell’impresa tipica a spostare così tanto la mediana.
Un avvertimento utile a chi userà questi numeri per decidere: il fatturato mediano è il valore centrale della cella provincia-ATECO, non il fatturato aggregato del territorio, e la divisione 10 raggruppa comparti molto diversi tra loro, dalla lavorazione delle carni alla panetteria industriale, dal lattiero-caseario agli oli e ai condimenti. Il dato aggregato non separa questi sottocomparti provincia per provincia, quindi un valore alto può dipendere anche dal mix produttivo locale, non solo dalla dimensione media delle aziende.
Cosa cambia per chi cerca un fornitore o un partner di trasformazione
Per chi acquista lavorazione conto terzi o cerca un produttore per una private label, il dato utile non è la classifica isolata, ma il confronto tra la propria zona e la densità di offerta strutturata nelle vicinanze. Un’azienda che cerca un partner tra Mantova, Cremona e Piacenza trova statisticamente più fornitori con un profilo di fatturato coerente con commesse industriali continuative. Un’azienda che cerca lo stesso tipo di partner in un’area con un tessuto più frammentato potrebbe dover allargare il raggio di ricerca, o accettare tempi di negoziazione più lunghi per trovare un fornitore capace di reggere volumi industriali, anche quando sulla carta ci sono più aziende disponibili nella zona.
Domande frequenti
Cosa comprende la divisione ATECO 10? Le industrie alimentari: lavorazione e conservazione di carne, pesce, frutta e ortaggi, produzione di oli e grassi, prodotti lattiero-caseari, molitura, panetteria e pasticceria industriale, pasta, altri prodotti alimentari e alimenti per animali. Sono escluse le bevande, che hanno una divisione ATECO separata.
Perché a parità di numero di aziende il fatturato mediano cambia così tanto? Perché la stessa divisione ATECO copre lavorazioni molto diverse per scala e complessità: la trasformazione industriale su commesse continuative pesa di più nella mediana di aziende che fanno soprattutto produzione artigianale o di prossimità.
Il fatturato mediano più alto significa che conviene sempre cercare fornitori lì? No: indica solo che le aziende della cella fatturano di più in mediana, non che siano le più adatte a una commessa specifica. Specializzazione, capacità produttiva e vicinanza logistica restano criteri distinti dal solo dato di fatturato.
Vai più a fondo
- Quante sono le aziende alimentari in Italia: mappa per regione · il conteggio nazionale per regione da cui parte questa analisi provincia per provincia
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Fonte: database camerale Edizioni B2B su licenza Seven Data e Registro Imprese